Il duo musicale consolida la propria presenza nel settore ospitando live streaming giornalieri durante la pandemia che ha dato impulso alle loro carriere. Il loro stile è una fusione di techno brasiliana emersa dall’infatuazione di Hawley-Weld per la bossa nova durante la crescita. L’influenza brasiliana è evidente in tutto il loro album, che include brani come la title-track “Bread”, “Jacaré” e altri ancora. Eccoli, Sofi Tukker.
Sophie Hawley-Weld (Francoforte sul Meno, 17 maggio 1992) e Tucker Halpern (Brookline, 26 dicembre 1989) sono una coppia stabile, nella musica. Quanta influenza brasiliana c’è nel loro album, “Bread”? Sophie risponde.
“Il Brasile è sempre stata oltre che una nazione anche una grande ispirazione per noi. Vivevo in Brasile e scrivevo musica in portoghese quando ho incontrato Tucker. Ho trovato subito quella lingua così bella, adoro cantare in portoghese e con questo album in particolare abbiamo trascorso molto tempo in Sudamerica. Siamo stati lì per circa tre mesi durante la realizzazione dell’album. Così, abbiamo davvero sperimentato, creato e trovato realtà stimolanti nella cultura e nella musica locale. Abbiamo collaborato anche con molti artisti brasiliani, per ‘Bread’”.
Dove e quando è nata l’idea del titolo: ‘Bread’?
“Eravamo seduti in una stanza d’albergo, sul pavimento. Eravamo a San Paolo, in Brasile. Fino a quel momento avevamo un nome diverso per l’album. Ma una delle canzoni dell’album si intitolava ‘Bread’. Abbiamo pensato che ci fosse qualcosa di veramente speciale in quel nome. E abbiamo iniziato a parlarne e a pensare al perché il pane. Le persone si riuniscono in culture e gruppi diversi in tutto il mondo per spezzare e consumare il pane insieme. Queste sono tutte le cose che vogliamo che la nostra musica faccia in momenti di convivio. Durante il periodo degli studi è avvenuta la transizione definitiva, dalla vita universitaria a quella musica professionale”.
È stata molto diversa dal college in poi, la vostra vita, spiega Sophie.
“Ero sempre in biblioteca, con la testa bassa. Al college è stato come provare un sacco di emozioni ed esperienze diverse nello stesso tempo cercando di vedere e capire cosa mi piacesse realmente; poi finalmente ho capito cosa amavo davvero fare. Giocavo a basket, in Brasile. Di seguito, durante il periodo della pandemia, la mia vita quotidiana ha influenzato il mio processo creativo, di produzione, avendo un impatto sulla mia attività. Ho trasmesso in streaming live quasi ogni singolo giorno per centinaia di giorni”.
Pensate sia importante cantare, ballare e divertirsi?
“A volte è importante avere un po’ di leggerezza in quello che si fa. La sfida più grande nel creare l’album e stata quella di sentirlo coeso e raccontare la storia partendo dalla musica”.
Ultima domanda, quali nomi di dj sono tra i vostri favoriti?
“Dj locali, brasiliani, non famosissimi ma bravissimi, che arrivano anche dalle favelas. Ed è stato bello lavorare con loro. ‘Bread’ è un album da ballare ma non necessariamente realizzato da dj. Ma per dare un’ulteriore spinta per i remix abbiamo coinvolto l’australiano Odd Mob e lo svedese DJ Seinfeld, per portare le nostre tracce a un livello più club. Inoltre, ci sono anche un paio di remake di vecchie canzoni con l’apporto di artisti originali per il 2025”.



