Un classico della dance italiana torna a far ballare i club nel 2026, reinterpretato da dieci producer che ne hanno rivoltato groove e struttura: ecco tutti i retroscena del progetto. Con cinque visioni diverse per un classico che non invecchia mai

Uscita il 17 luglio per Beatraxx Records / Just Entertainment “Dancefloor (2026 Remixes)”, la raccolta riporta sotto i riflettori uno dei brani più iconici di Stylophonic attraverso nuove versioni firmate da alcuni dei nomi più interessanti della scena dance ed elettronica italiana, tra cui Alex Neri, Bartolomeo Bootybart, Federico Grazzini, Albert Marzinotto, Adapter, Rollover Djs, Luca Piermattei, Mass Prod, Mattia Trani, Alfrenk.

Il progetto attraversa house, techno ed elettronica contemporanea, mettendo in connessione artisti, generazioni e visioni diverse attorno a un classico che continua a trovare nuove forme di espressione sul dancefloor. L’uscita arriva in un momento particolarmente significativo per Stylophonic, nome con cui Stefano Fontana ha scritto alcune delle pagine più importanti dell’elettronica italiana, protagonista negli ultimi mesi di appuntamenti come Nameless Festival e Zamna Festival.



Interpellato sul rapporto tra la propria visione artistica e le esigenze di un pubblico sempre più eterogeneo, Fontana ha spiegato: “Non ho mai chiesto a nessuno di seguire una direzione precisa. Ho scelto artisti che stimo, prima ancora che grandi dj: sono amici con cui condivido un percorso e una visione della musica. La cosa più bella era proprio vedere come ognuno interpretasse “Dancefloor” con il proprio linguaggio”.

Fontana ha poi aggiunto: “Credo che un remix non debba essere una semplice variazione dell’originale, ma una rilettura autentica. Che sia house, tech-house o più elettronico, quello che conta è che rimanga l’anima del brano. Oggi i club sono molto diversi tra loro e anche il pubblico è cambiato. Avere più versioni significa permettere a ‘Dancefloor’ di vivere in contesti differenti, senza snaturarsi. Per me è questo il valore del progetto: un unico dna che prende forme diverse attraverso la sensibilità di artisti che rispetto profondamente”.

Anche gli artisti coinvolti raccontano il proprio approccio al brano e il legame con Fontana. Alex Neri, che con Stefano condivide un rapporto professionale nato nei primi anni Novanta, ricorda: “Nel mio caso ho cercato di mantenere la mia linea musicale del periodo cercando di proporre qualcosa che si allontanasse dall’originale usando solo l’elemento vocale. Il mio rapporto con Stefano inizia da circa i primi anni Novanta ed è stato grazie a lui che ho suonato al Plastic di Milano. Da quel momento in poi è stato un rapporto fraterno che dura da più di trent’anni”.

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Federico Grazzini, che conosceva il brano fin dall’uscita del cd originale, spiega invece la scelta di intervenire soprattutto sulla sezione ritmica: “Ricordo ancora bene quando vent’anni fa ho comprato il cd, che è stato “in rotazione” tra i miei preferiti per tanto tanto tempo. Quando Stefano mi ha chiesto di remixarlo sono stato felicissimo, anche se toccare una cosa che ritieni fatta alla perfezione poi non è semplice”.

Grazzini precisa: “Proprio per questo ho deciso di preservare la parte musicale e dare un tocco personale alla sezione ritmica, con suoni di basso e batterie che uso spesso, in modo da metterci del mio, senza uscire dal dancefloor”.

Per Bartolomeo, che scoprì il brano da adolescente, il remix è stato un modo per restituire un’ammirazione di lunga data: “Nel 2006 avevo sedici anni, nel pieno della mia ricerca di suono. La musica era già la mia vita ed ero affamato di suoni nuovi, come lo sono tutt’ora, per fortuna.”

Bartolomeo racconta: “Quando sentii per la prima volta “Dancefloor” rimasi immediatamente colpito: avevo già scoperto gli altri lavori e le hit di Stylophonic e quel brano confermava ulteriormente la mia ammirazione verso Stefano, che aveva trovato un suono fresco, urban, diverso. Suo. Negli anni ho poi conosciuto Stefano e ne è nata un’amicizia che ha rafforzato il rispetto da parte mia”.

Bartolomeo conclude: “Quando ho avuto modo di mettere le mani su ‘Dancefloor’ non avevo dubbi sul tenere le parti chiave del brano originale, rimescolandole e dando loro un senso diverso all’interno dell’arrangiamento, con un groove più club e un giro di basso che rispecchia il mio suono.”

Adapter, infine, ha scelto di traghettare il brano verso sonorità più contemporanee: “Ho cercato di realizzare un remix che rispettasse l’utilizzo dei vocals e delle melodie provenienti dalla struttura originale, portando il brano nel mondo melodic techno del mio stile attuale”.

Il risultato è una raccolta che restituisce a “Dancefloor” una nuova vita sui dancefloor di tutta Italia, confermando ancora una volta la capacità di Stylophonic di generare musica capace di attraversare epoche e generazioni diverse.