Nato nel 2001 nella provincia di Varese, Mattia Mapelli in arte Mape, è un dj e producer specializzato in musica house, con particolare focus sul filone tribal-latin. Si avvicina al mondo del djing a soli 13 anni e debutta nei club all’età di 15 anni. Nel corso della sua carriera, Mape ha lavorato come resident dj al Super G Courmayeur (2022-2023) e si è esibito in location prestigiose come Terrazza Aperol, Forte Dei Marmi e Meraviglioso Porto Cervo. Ha collaborato con D&G-Martini, partecipando a eventi come la Milano Fashion Week e l’Alta Moda di Dolce & Gabbana, dove ha aperto un concerto di Katy Perry. Sul fronte della produzione musicale, ha seguito un corso con MAT Music Academy nel 2020. Tra le sue produzioni spicca “Para Toda la Vida”.
Mape è entrato in contatto con InDuomo “in un momento difficoltà emotiva, quando le novità possono aiutare a trovare il sorriso e nuovi stimoli”. Lo dice lui stesso. Così è stato: un’occasione importante e di massima fiducia con Terrazza Aperol e non solo. “Sapere di essere importante per qualcuno a volte fa sì che tu ti senta importante anche per te stesso, quindi ringrazio loro per aver fatto sì che toccassi con mano, la possibilità di realizzare questo sogno”.
Mape differenzia il suo approccio musicale tra un set in una lounge e disco bar e uno in una discoteca più energica e dance.
“Mantenendo sempre il mio stile ma aumentando la velocità e l’energia dei dischi: difficilmente durante un aperitivo si arriva a suonare a 128 bpm, numero che invece è la chiave di volta per una serata in un club.Oltre al bpm, si tratta di una questione di energia e idoneità della canzone nel contesto in cui ci si trova.Ci sono dischi che suonati in certi ambienti non rendono, ma in altri colorano l’atmosfera”.
Come riesci a leggere e adattare il tuo set in base al pubblico e al tipo di locale, modulando il volume e lo stile?
“Filosoficamente, un empirista direbbe: ‘le esperienze che viviamo, gli stimoli che percepiamo, sono poi da noi introiettati e rianalizzati’.Ecco, è esattamente così che bisogna capire la linea da seguire, percependo un po’ le vibrazioni e andando… a braccio, a istinto; che resta l’arma vincente per un dj.Ci sono diversi trucchi: personalmente ho quelle canzoni che so essere dei jolly (adatte ad ogni contesto) e possiamo dire che come nella Scala 40 penso bene con cosa abbinarli per chiudere più facilmente”.
Qual è stato il tuo primo approccio al mondo del djing e cosa ti ha spinto a specializzarti in questo segmento di intrattenimento musicale?
“Ho iniziato nei soliti eventi privati nel 2015-16, poi in realtà la mia strada non si è… specializzata, ho fatto esperienze di ogni genere da format reggaeton alla trap alla dance al revival.Quando sono stato resident a Super G nell’inverno 22-23, ho rispolverato la mia vera passione per la house music e da lì ho seguito questa nicchia arrivando a fare sempre più quello e meno il resto.La specializzazione di genere porta a specializzazione di locali, ecco spiegato il mio percorso in certi club come Republic o il vecchio The Grace piuttosto che in altri e le mie produzioni”.
Un aneddoto?
“Ai miei inizi nei club (parlo del pre-pandemia circa) venivo spesso criticato e attaccato da altri dj perché non potevo suonare ogni genere.Ho sempre risposto che amo la musica e che farequalsiasi genere mi riesce naturale.Diventando resident in quell’inverno a Super G ho potuto dimostrare tutta la mia versatilità ed è stata una bella risposta per me stesso in primis, e per tutti gli altri in seconda battuta”.
Quali sono le tecniche di mixaggio e gli strumenti che utilizzi per creare una transizione fluida e coinvolgente tra i diversi brani, mantenendo sempre un’atmosfera elegante?
“Creare una transizione pulita non sempre è facile se si vuole dare tiro al dj set cambiando velocemente le tracce.È lì che sta il mio segreto, sfrutto molto i loop in maniera creativa, evitando di far ripetere una voce se sotto ne entrerà un altra.‘Cassa su cassa’ resta l’idea di base, ma una canzone in una discoteca non può durare 4 minuti, quindi ha senso anche rischiarsi ‘build-up su build up’ e sorprendere con un drop diverso da quello che ci si aspettava.Non uso quasi mai le transizioni secche ma cerco sempre di mixare, un cambio secco è efficace se sussegue una canzone emozionale/ la hit della situazione come settimana bianca di turno”.
Come gestisci le richieste del pubblico e le aspettative dei proprietari dei locali, mantenendo la tua identità artistica e professionale?
“A questo proposito vengono incontro i remix, i bootleg sia miei che non.Avere una ampia selezione di brani hit remixati in più di uno stile da te o da colleghi, ti permette di spaziare molto nel set in base a cosa stai facendo.Riuscire a mettere un brano degli anni 80 per un certo target di pubblico ma col tuo stile moderno, ecco questa è un po’ la soluzione.Quindi la risposta si riduce a ‘selezione musicale’ e più è accurata e più riuscirai a dare il tuo tocco e far sì che si dica: ‘okay, sta suonando Mape’”.



