Parliamo della seconda puntata di “Hypnotised”, la saga di musica elettronica firmata da Arjan Rietveld, autore anche di “Hypnotised – A Journey Through Trance Music”, una delle ricostruzioni più complete del genere. Dopo aver raccontato il trance-world con un taglio geografico, “Hypnotised – Balearic Trance” sposta il fuoco su ciò che conta davvero: come un sottogenere riesce a trasformare l’ascolto in un’esperienza sensoriale, fatta di luce, vento di costa e ritmo che non chiede permesso.L’operazione, però, non è un semplice collage di classici. È piuttosto una mappa ragionata che mette in dialogo momenti fondativi e pezzi più di nicchia, quelli che spesso trovi scavando nelle crate invece che affidandoti al “solito” greatest hits. Da una parte ci sono gli immortali pilastri del suono, come “Greece 2000” dei Three Drives, “Reachers of Civilization” di York e “The Calling” di Solarstone, track che hanno costruito memoria collettiva. Dall’altra, il disco allarga il campo con scelte più intime, capaci di restituire la complessità del Balearic Trance: “La Paloma” di Dove Beat, con la sua impronta quasi tribale; “Sunrise” di Goldenscan, brillante e magnetica; “One More Day” di Mr. Sam vs Tim Coltrane, che funziona come promessa di ritorno, perfetta per chi ha trasformato le vacanze in una modalità mentale.La tesi implicita del progetto è chiara: negli ultimi anni 90, se la tua doppia ossessione era clubbing e ferie, probabilmente avevi incrociato le Baleari. E la crescita del trance ha reso quel clima meno casuale e più inevitabile. Ma l’origine raccontata qui è tutt’altro che glamour: la nascita “concepita” in un luogo che nessuno avrebbe associato a una bomba ritmica. Il Café del Mar, con il suo ecosistema di beat meno evidenti, viene descritto come fucina in cui il chillout con battiti è diventato alchimia. In altre parole: un’idea inizialmente stonata, che poi si è rivelata la formula vincente. Non a caso, nel dibattito tra chi attribuisce la paternità a Chicane e chi sposta l’ago su Energy 52 o sul Café del Mar stesso, “Hypnotised – Balearic Trance” sembra voler fare entrambe le cose senza schierarsi troppo.Il percorso parte forte con “Already There” e poi accelera verso l’esterno con sequenze che sanno di sole e nostalgia. La bussola punta verso l’orizzonte: “Greece 2000” non concede appigli, “Beachball” galleggia con leggerezza, e la versione in Rank 1 di “Reachers Of Civilization” ribadisce perché certi suoni funzionano ancora oggi, anche in cuffia. Dopo questa iniezione di luce, l’album dedica spazio alle atmosfere costiere: “Air” di Albion, il Summerbreeze Mix di “Caught Me Running” e poi ancora la sensazione di melodia come lingua comune del sottogenere. Il merito qui è anche giornalistico: l’editing alterna riconoscibilità e profondità, evitando che il viaggio diventi una sfilata di titoli celebri senza contesto.La struttura “Indoor” e “Outdoor” chiarisce il taglio culturale: il secondo tempo inizia nel 2000, considerato una sorta di picco sia per il Balearic Trance sia per Ibiza. Il disco rallenta, poi riaccende l’ipnosi: “People Want To Be Needed” ferma il flusso per un istante, mentre “Burned With Desire” e il remix di “Beautiful Things” restituiscono tensione emotiva e ritmo incastonato nel paesaggio sonoro. “Inner Warmth”, “Tales From The South” e “Under the Sun” approfondiscono la vena contemplativa, fino all’arrivo ritmico-espressivo di “Yimanya”, che riporta l’album a respirare in modo più dichiarato.Nella parte “Outdoor”, invece, il disco rende il Café del Mar una specie di passaggio inevitabile, con “Café Del Mar” di Energy 52 in remix di Michael Woods come apertura ideale. Da lì, “Hypnotised” chiude il cerchio passando dall’ambient-trance alla trance-ambience, cioè quella zona in cui il battito c’è, ma non domina: “Galaxia” sotto la maschera Moonman, “The Calling” di Solarstone, “Airwave” in versione Sunset Mix. Chiudendo, arrivano “Mirage”, “Melodica” e “Moonshine”, tre modi diversi di trasportare l’ascoltatore fuori dalla stanza, quasi spiritualmente, come se il mare fosse davvero una sorgente sonora.Per chi ama la musica elettronica non come semplice intrattenimento, ma come archivio emotivo, “Hypnotised – Balearic Trance” è un ritorno credibile e ben curato: 27 brani, quasi quattro ore di memoria che sanno di spiaggia e, soprattutto, sanno di preciso. Info su “People get ready qui “Hypnotised – Balearic Trance“.



