Il Gemini Festival torna a Bologna il 15 e 16 maggio 2026 negli spazi del DumBO, tra il Binario Centrale e la Baia, e conferma la sua vocazione di appuntamento capace di leggere le traiettorie più fertili della musica contemporanea prima che diventino mainstream. Un progetto dell’Associazione Culturale Shape.con, curato dalla direzione artistica di Marco Ligurgo, che da anni costruisce un palinsesto dove pop e rock entrano in collisione con culture digitali, sperimentazione elettronica e tradizioni periferiche, restituendo una fotografia viva e in continuo movimento del fare musica oggi. La formula funziona, e l’edizione 2026 ne è la conferma più convincente.
La prima serata, il 15 maggio, si apre con gli Altın Gün, ensemble olandese di origini turche che ha trasformato il folk anatolico in qualcosa di irresistibilmente contemporaneo. A Bologna presentano “Garip”, album omaggio a Neset Ertas, padre del folk della loro terra d’origine, trasfigurato dall’amore per il cosmic funk psichedelico e il calore dei sintetizzatori analogici. È una delle proposte più originali in circolazione: canzoni che profumano di notti mediorientali e ballano su ritmi che potrebbero tranquillamente abitare i set dei migliori dj di Berlino. A seguire, Camoufly, figura avvolta nell’anonimato che ha alimentato paragoni con Burial, porta sul palco una versione accelerata e furiosa di house, HI-NRG e garage, conferma di quanta energia stia producendo la nuovissima scena elettronica italiana. Ceri Wax, altro nome da tenere d’occhio, mescola italo disco, melodia pop e rigore delle macchine in un live presentato in anteprima assoluta. Gaia Banfi, electro cantautrice tra le voci più originali emerse nel 2026, porta la sua voce modificata dall’elettronica in un dialogo continuo tra immaginario futuro e quotidianità. La serata si chiude con i bolognesi Kymono, live band devota alla house e alla disco, che festeggiano proprio a Gemini l’uscita di “Kymonosound” per la prestigiosa etichetta Toy Tonics: un album release party a tutti gli effetti, in casa.
Il 16 maggio cambia prospettiva ma non intensità. Gli IDLES — una delle band britanniche più discusse e amate degli ultimi anni — non arrivano nella loro formazione classica ma nella veste di dj set curato dal bassista Adam Devonshire, che attraversa post-punk, indie rock, hip-hop, elettronica e hyper pop in un flusso di energia difficile da etichettare. È una scelta coraggiosa da parte del festival, che preferisce una visione inconsueta a un concerto atteso. I Kerala Dust presentano invece “An Echo of Love”, disco che loro stessi definiscono un ibrido tra art rock ed elettronica innovativa, tra la pista da ballo e il desert blues: un suono in cui il senso si trova nei frammenti, non in qualcosa di fisso. I Mind Enterprises propongono un live che è omaggio esplicito all’ondata analogica bolognese degli anni Settanta, quella che grazie a figure come Mauro Malavasi trasformò Bologna in uno dei centri mondiali dell’italo disco. A Gemini anticipano “Negroni Love”, in uscita il 22 maggio. Leatherette incarnano la via italiana al punk del 2026: essenziali, diretti, capaci di colpire con pochi accordi. Bono/Burattini, duo bolognese da sempre al crocevia di pop e sperimentazione, presenta in anteprima assoluta “Io sono un lago”, disco che coniuga folate psichedeliche e suggestioni prese in prestito dai corrieri cosmici della stagione lisergica tedesca degli anni Sessanta. A chiudere la notte, Bruno Belissimo con un dj set che muove tra classici italo space-disco e colonne sonore dei film horror fantascientifici di fine anni Settanta, tutto riletto per sedurre le piste da ballo contemporanee. Maria Somerville completa il quadro con “Luster”, album che rievoca paesaggi, memorie e relazioni attraverso riverberi ed echi, tra ambient e shoegaze, in un suono di altissima tensione elettrica profondamente radicato nei panorami irlandesi.
Gemini 2026 è, nel complesso, un festival che sa dove guardare. Non insegue la grandeur dei cartelloni estivi, non punta sulla singola star da copertina, ma costruisce un discorso coerente sulla musica di oggi: internazionale e locale, sperimentale e danzabile, capace di tenere insieme Turchia e Bolton, Bologna e Dublino, gli anni Settanta e il 2026. Biglietti disponibili su geminifestival.com.



