Dove va a finire il peso di un’assenza? Per Johan Gielen, dj e produttore belga-olandese, ha trovato sfogo nello studio, trasformandosi nel nucleo generativo di “Etherflow”, il suo primo album artistico dopo due decenni di attesa. A vent’anni esatti da “Revelations”, questa non è una semplice raccolta di brani, ma un vero e proprio atto di catarsi sonora, un flusso continuo di emozioni forgiato in tre anni di produzione introspettiva. L’ispirazione, purtroppo, arriva da una perdita profonda: quella di Robert Sanders, storico tour manager e amico fraterno, la cui scomparsa ha inizialmente gettato Gielen nello sconforto. È proprio dalla necessità di elaborare quel lutto senza parole che è nato il progetto, diventando progressivamente una meditazione più ampia sulle altalene dell’esistenza, sulla gratitudine per gli istanti di quiete e sulla maturità acquisita in una vita dedicata alla musica dance. L’album si apre con la title track “Etherflow”, un concetto che Gielen descrive come il movimento naturale e armonioso dell’energia che connette ogni cosa, e da lì si dipana in un viaggio emotivo senza soluzione di continuità. Momenti di pura luminosità, come “Piano del Sol” o la collaborazione esuberante con Daniel Wanrooy in “Ecstatica”, si alternano a passaggi di profonda riflessione. Il cuore palpitante del disco è “Beach Pearl (Robert’s Theme)”, un tributo strumentale carico di malinconia ma anche di una bellezza silenziosa, dedicato all’amico scomparso. Un incontro fortuito, quello con il multi-strumentalista e vocalist Arkayne, ha poi arricchito il tessuto sonoro dell’opera, portando chitarre dal vivo, pianoforte e texture vocali che aggiungono profondità a brani come “In The Dust Where Love Is Gone”. La chiusura ideale arriva da due tracce nate da una sessione improvvisata in Norvegia con Joakim ‘Shakespeakers’ Skeide. “Nordic Chant” e “Satellites” catturano infatti l’essenza dei paesaggi nordici, dall’aurora boreale alle montagne, chiudendo il cerchio di un album che è un resoconto autobiografico in musica. “Etherflow” di Johan Gielen, pubblicato per Black Hole Recordings, non è un semplice ritorno. È una dichiarazione di esistenza, un flusso che parte dal dolore personale e si espande fino a diventare un inno collettivo alla resilienza e alla continua, inarrestabile, creazione.



