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Giangi Cappai, black tribal che conquista l’ADE

Quando la musica diventa messaggio esistenziale, quando un genere dimenticato ritrova la sua voce nei club più importanti del mondo, e quando un dj produttore decide di sfidare le mode con una compilation che guarda al passato per costruire il futuro. Giangi Cappai, conosciuto anche come Alma Matris, ha scelto proprio l’Amsterdam Dance Event per riportare all’attenzione del pubblico internazionale la tribal house, genere che ha segnato la sua carriera e che oggi, a suo dire, sta vivendo una rinascita necessaria. Cappai è uscito con “Ligts Rays” che però è tutt’altro mondo sonoro essendo quasi prog house.

La storia di Cappai (nella foto in apertura di Gigi Atzori) inizia prestissimo, a soli cinque anni, quando sceglie l’organo elettronico come primo strumento. Racconta di essere rimasto affascinato dal suono pieno delle canne e dai riverberi naturali delle chiese, ma un incontro fortuito cambierà per sempre la sua traiettoria artistica. Nella scuola del suo maestro, su uno scaffale vicino alla porta, c’era una tastiera che attirava irresistibilmente la sua attenzione. Le sue insistenti richieste di poterla provare alla fine vennero esaudite.

“Il Maestro, stremato dalle mie richieste, ma aiutato dai miei buoni risultati, cedette, e quindi collegata la tastiera, che era addirittura un Moog, iniziò a suonarla e me la fece provare. Fu amore a prima vista, o a primo suono, e in quel momento inizia la mia passione e ricerca per la musica elettronica”.

A quattordici anni arrivano i giradischi, e con essi la scoperta del mixing dal vivo. Il passaggio alla produzione è naturale, quasi inevitabile. Con lo pseudonimo Alma Matris pubblica “Musica Electrica”, brano che scala le classifiche italiane e internazionali, proiettandolo tra i protagonisti della house elettronica e tribal house mondiale. Seguirà “Rapido”, singolo che conferma la sua predilezione per le voci latine e i ritmi energici, tanto da dare il nome al party omonimo al Paradiso di Amsterdam, evento che Cappai co-fonderà e di cui sarà responsabile musicale dal 2004 al 2013.

Tra le sue produzioni più significative spicca il remix ufficiale di “Easy Ride” di Madonna, ballata quasi sconosciuta tratta dall’album “American Life”, che Cappai trasforma in una travolgente tribal song, ottenendo l’approvazione della stessa Madonna e della Warner USA. Il suo portfolio include collaborazioni con artisti del calibro di Afrika Bambaataa, Offer Nissim, Barbara Tucker, Inaya Day e molti altri, mentre le sue produzioni sono pubblicate da etichette come Kult NY, Deeperfect, Warner USA e Sony.

Il nuovo progetto “Esistere” nasce da una riflessione profonda sul significato stesso della musica come linguaggio universale. Il brano si compone di due elementi principali, l’elettronica analogica e le percussioni, un incontro tra mondi apparentemente distanti. Spiega Cappai: “Decido di produrre ‘Esistere’ come messaggio per me e per chi avesse dubbi, pensando che un brano che contiene elementi ideati e creati in parti del mondo così lontane tra loro, non può che voler dire che si può e si deve esistere. Un suono analogico creato in America e degli assoli di congas che nascono in Africa. America e Africa alla fine si sono trovate, e hanno creato forti legami, ecco perché vale la pena di esistere”.

https://pirames.lnk.to/ItaliaTribaleBlackMix

Interrogato su come abbia bilanciato sonorità tribal tradizionali ed elementi moderni nel mix, il produttore rivendica il peso dell’esperienza. “L’esperienza maturata nella mia non breve carriera mi ha aiutato. La tribal house è un elemento che ha contraddistinto i miei set per tanto tempo, gli elementi moderni mi sono familiari visto che lavoro e produco ancora molto in studio, quindi direi che combinare le cose è venuto spontaneo”.

Ma cosa lega i brani della compilation? Per Cappai la risposta è chiara e si distingue dalle tendenze attuali. “Il tribale in senso lato! Oggi va tanto l’Afro House, bellissima, che ha indiscutibilmente elementi che derivano dalla tribal, ma sono due cose diverse e distanti secondo me. La tribal è battito, tamburi, legni, cori evocativi, grooves incessanti ed irresistibili. Mentre creavo la compilation non ho pensato ad un buon vino al tramonto, che peraltro gradisco, ma ad una danza collettiva, senza freni che arriva prima al cuore poi al corpo”.

La ricerca dei brani e degli artisti ha richiesto un lavoro certosino, come descrive con efficacia il produttore stesso. “Frugando, grazie anche alla label, un po’ come un cane da tartufi ho individuato i brani con le caratteristiche che cercavo, pensando alla musica e non alla fama dell’artista. Alcune tracce le ho addirittura fatte produrre apposta per la compilation, dando le opportune indicazioni, e poi ho aggiunto qualcosa di mio, come a marcare il tutto con la mia impronta digitale, non solo col mio stile di mixaggio, ma anche con alcuni miei pezzi originali”.

Portare questo progetto all’Amsterdam Dance Event rappresenta una scelta strategica e simbolica. “Una voce per certi versi fuori dal coro, che vuole riportare a lustro un genere che è pilastro della musica da ballo, non ha mai perso smalto ma ultimamente forse solo un po’ di attenzione. Fare questo all’ADE, evento che non ha bisogno di descrizioni, vale più di mille megafoni, o sovrastimati comunicati di troppi strampalati uffici stampa. È come se stessimo provando ad ottenere dall’ADE, e dai professionisti che ne fanno parte, il validare con una sorta di approved l’obiettivo della compilation”.

Sul futuro del genere tribal house, Cappai si esprime con ottimismo e una punta di ironia. “Per usare un calembour, sta tornando a casa! Essendo nella musica come nella vita tutto ciclico, questo è il momento che la tribal house riprenda il suo posto, nelle produzioni, negli stores digitali, nei set dei grandi dj, perché come ho già raccontato, prima al cuore, e poi al corpo, per celebrare come da sempre, il rito del ballo. Sta già accadendo, ed è bellissimo!”.

Da Mansion a Miami, dal Paradiso di Amsterdam al Razzmatazz di Barcellona, passando per l’HI di Ibiza dove ha curato il live show di Barbara Tucker per Glitterbox, Cappai continua a portare la sua visione musicale nei club più importanti del mondo. Un percorso che da quel primo incontro con un sintetizzatore Moog lo ha condotto a diventare non solo un produttore affermato, ma anche un custode e innovatore di un genere che, come lui stesso sostiene, merita di tornare al centro della scena internazionale. Perché la tribal house non è solo un genere musicale, ma un linguaggio universale che celebra il rito ancestrale del ballo, un linguaggio che parla direttamente al cuore prima ancora che al corpo.