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D.J. Thor alla conquista di Amsterdam

Quando la tradizione incontra l’innovazione, quando i tamburi djembe dialogano con le drum machine e le metropoli europee guardano verso l’Africa mantenendo la loro anima urbana, nasce un linguaggio musicale che attraversa decenni senza perdere la sua forza primordiale. Andrea Schianini, dj e producer attivo dalla fine degli anni Ottanta, rappresenta una di quelle figure capaci di tessere connessioni tra mondi apparentemente distanti, creando ponti sonori tra passato e futuro della musica elettronica.

La sua recente compilation tribal house, presentata all’Amsterdam Dance Event, è molto più di una semplice raccolta di tracce: è un manifesto artistico che celebra il ritmo come elemento archetipico della danza, un viaggio che parte dalle radici dell’hip hop e della prima house music per arrivare a territori sperimentali contemporanei.

Interrogato sul delicato equilibrio tra sonorità tradizionali e produzioni moderne, Dj Thor racconta un percorso che affonda le radici nei primi esperimenti della sua carriera.

“Dall’inizio della mia carriera artistica alla fine degli anni Ottanta, quando producevo molto hip hop e sperimentavo la prima house music, ho sempre amato contaminare la mia musica elettronica con sample provenienti dalla world music, evocando l’Africa, il Sud America, i tamburi tribali e le percussioni latine. Essendo quindi da sempre legato tecnicamente a questi mix, oggi non mi resta che perseverare in una instancabile ricerca sonora di nuovi elementi tribali uniti ad elementi elettronici più contemporanei e sperimentali ma sempre con lo stesso pensiero un po’ mistico e pionieristico di allora”.

La sua visione compositiva si fonda su un equilibrio preciso tra elementi ritmici e bassi, dove nulla è lasciato al caso. “Le percussioni per me viaggiano sempre insieme al basso in un equilibrio ipnotico, solido, forte e dritto nella stesura, insieme alla ritualità di insieme che per me non deve mai mancare, casse tech house, qualche suono più elettronico e crudo, nel caso specifico di questa compilation completano il tessuto principale degli arrangiamenti di carattere tribal tech house”.

Ma cosa unisce davvero i brani di questa compilation? Qual è il filo rosso che attraversa l’intera opera? Per Dj Thor la risposta va oltre la singola traccia, abbracciando una dimensione quasi spirituale dell’ascolto.

“Il filo conduttore per me è sempre il viaggio sonoro, l’esperienza dell’ascolto di insieme della compilation. Non la singola traccia ma il rito tribale che scaturisce dal fluire stesso dei brani, uno dopo l’altro. I tamburi, il minimalismo elettronico, la sperimentazione unita anche a pensieri più ironici e meno esplorativi, la contaminazione anche con strumenti classici come il pianoforte e il basso elettrico suonati dal vivo, trasmettendo a tratti episodi emozionali, fasi più ritmiche, fasi più curiose e momenti molto energetici. La celebrazione del Loop come elemento primordiale della House Music delle origini. Ci sono quindi anche citazioni anni Novanta volute proprio per evocare quegli anni in cui la Tribal House ha acquisito la sua forma più evidente”.

La selezione dei brani rappresenta un lavoro certosino di ricerca e curatela. Dare voce a progetti underground, scoprire gemme nascoste nel panorama elettronico globale, è parte integrante della missione artistica di Dj Thor, che trova in un gioco di parole la chiave interpretativa del suo lavoro.

“Ascoltare, selezionare e dare visibilità anche a progetti musicali più underground. La musica dance che arriva dal basso, inteso come sottosuolo, ed il basso, inteso come strumento, la trainano al tempo stesso da sempre. Mi piace pensare a questo gioco di parole come mantra che mi ha guidato alla selezione delle tracce da inserire all’interno di questa compilation speciale. Alcuni sono progetti a cui ho partecipato come musicista o arrangiatore, altre sono tracce prodotte solo da me e con la mia personale visione, altri sono brani scovati durante le lunghe sessioni che dedico all’ascolto della musica prodotta dagli altri artisti. Da progetti sperimentali come Bassential, passando da pianisti più classici come Gianluca Ricciardi alla crew multietnica afro italo americana degli Afrolian, ai suoni molto underground di Revolution 68, Akeem One Soul e Lenny Nambert. Una versione molto curiosa e ambient, una versione di un classico della house con un drop originale ed insolito”.

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La scelta di presentare questo lavoro all’Amsterdam Dance Event non è casuale. Amsterdam rappresenta per Dj Thor il contesto ideale per un progetto che celebra la tribal house nella sua essenza più metropolitana e underground, lontana dalle derive commerciali di altri generi affini.

“L’Amsterdam Dance Event è un grande evento mondiale di musica elettronica molto legato anche a suoni più dance, primordiali, minimali e tech rispetto ad altri festival più balearici, più esotici e mistici. La protagonista della compilation è la Tribal House, e non l’Afro House, tanto in voga ora quanto sicuramente non underground o indie. Quale luogo migliore quindi di Amsterdam per raccontare un viaggio sonoro elettronico e tribale con sfumature metropolitane forti: Milano, Berlino ed Amsterdam che scrutano l’Africa, ma che mantengono anche lo spirito delle immense metropoli urbane, gli edifici cittadini europei, i capannoni industriali. Io qui immagino in una mia visione onirica interi moderni quartieri urbani ricoperti dalla giungla e dalle liane, noi tra le luci strobo di club nascosti in qualche via periferica, il dj, lo sciamano moderno che lancia il suo rito tribale e ci trasporta in un viaggio unico tra i mille eventi dell’ADE”.

Questa immagine visionaria, dove natura selvaggia e cemento urbano si fondono, dove il dj diventa sciamano contemporaneo, sintetizza perfettamente l’approccio di Dj Thor alla musica: un ponte tra mondi, un dialogo tra tradizione e innovazione che non tradisce né l’una né l’altra.

Guardando al futuro del genere, la sua posizione è chiara e ottimista. La tribal house non è una moda passeggera, ma un linguaggio ritmico fondamentale che continuerà a influenzare la cultura del dancefloor.

“La Tribal House da sempre unisce la musica elettronica ai tamburi djembe, ai bonghi rituali dei popoli indigeni di regioni selvagge e remote. Sul dancefloor rappresenta secondo me l’essenza del ritmo stesso, l’anima più arcaica della dance che ti fa muovere sempre i fianchi sulla pista. Può influenzare sicuramente molti altri generi, esistere in altre forme contaminate, più o meno moderne, più underground o più mainstream, ma è sempre lei, protagonista sulla pista e quando il dj la suona nessuno resiste al ritmo travolgente che ha. Credo che sarà così anche in futuro. Un pilastro e riferimento permanente sul dancefloor”.

In un’epoca in cui la musica elettronica si frammenta in infiniti sottogeneri e microtrend, il lavoro di Dj Thor rappresenta un richiamo alle origini, alla forza primordiale del ritmo, a quella dimensione rituale e collettiva che ha sempre caratterizzato la danza. La sua compilation non è solo un prodotto musicale, ma un manifesto culturale che celebra la capacità della musica di unire passato e presente, Africa ed Europa, tradizione e sperimentazione, in un flusso continuo dove l’unica costante è il movimento, il battito ancestrale che continua a far vibrare i corpi sulla pista.