Ieri sera Parigi ha vibrato al ritmo di “Banger”, il primo lungometraggio diretto da Bertrand Lagros de Langeron, in arte So Me, fondatore della leggendaria Ed Banger Records, sbarcato su Netflix con un’anteprima globale. Protagonista Vincent Cassel nel ruolo di Scorpex, un dj fallito catapultato in una missione segreta per smascherare un traffico di droga legato al suo rivale musicale, Vestax (Mister V). La colonna sonora, curata dai 2manydjs, trasforma ogni scena in un’esperienza sensoriale tra synth elettrici e battiti ipnotici, mentre la trama mescola azione, thriller e una vena di commedia nera. La pellicola, girata con uno stile visivo che ricorda i videoclip anni 2000, non è solo un omaggio alla scena elettronica, ma una satira feroce della società dell’immagine, tra moda effimera, arte pretenziosa e l’ossessione per la popolarità.
La figlia di Scorpex, Toni (Laura Felpin), aggiunge un tocco generazionale al conflitto, spingendo il padre a confrontarsi con il suo declino mentre cerca di produrre un nuovo “banger”, il brano che potrebbe risollevarlo. Tra inseguimenti in ambasciate, feste decadenti e studio di registrazione trasformati in covi, il film non concede tregua, nemmeno quando Cassel svela un italiano perfetto, eredità dei suoi anni con Monica Bellucci. La fotografia stroboscopica e il montaggio frenetico riflettono il caos interiore del protagonista, diviso tra rivalsa e redenzione. Con un finale che accelera come un drop inaspettato, “Banger” sfida i pregiudizi sull’EDM, trasformando un genere spesso snobbato in una metafora della lotta contro il tempo e l’irrilevanza. Per chi ha ancora voglia di alzare le mani al cielo, anche solo sul divano di casa, questo film è un inno alla resistenza creativa.



