Nell’affascinante universo della musica elettronica contemporanea, Gordo emerge come una figura rivoluzionaria capace di scardinare le convenzioni e ridefinire i confini dei generi musicali. In un’intervista esclusiva, l’artista racconta la sua metamorfosi personale e artistica, svelando gli intimi meccanismi creativi che lo hanno condotto dall’identità di Carnage alla sua attuale incarnazione musicale. La sua storia è un racconto di trasformazione profonda, non solo musicale ma esistenziale, che parte da un percorso personale di rinascita fisica e spirituale.
“La perdita di peso ha rappresentato per me molto più di un cambiamento estetico: è stato un punto di svolta che ha ridefinito la mia percezione artistica portandomi a creare una musica più sofisticata, sensuale e matura”.
“Mi sento più sexy”, dichiara con schiettezza, “e questa sensazione si riflette inevitabilmente nella mia musica”. Il passaggio dall’essere un giovane artista rabbioso a un musicista consapevole ha significato abbracciare sonorità più rilassate, esplorando una dimensione più adulta dell’esperienza musicale. La sua nuova produzione artistica diventa così un viaggio attraverso culture e linguaggi differenti, un esperimento sociale che sfida le convenzioni dell’industria musicale globale. L’EP “No Hey Verano S” rappresenta l’apice di questa filosofia artistica, “è un progetto che celebra la diversità culturale attraverso collaborazioni internazionali che vanno oltre i confini linguistici e geografici”.
Gordo racconta con passione come ogni regione del mondo abbia i propri superstars locali, evidenziando come la vera globalità musicale non sia un concetto uniforme ma un mosaico di identità culturali. La sua strategia di collaborazione artistica si basa su un criterio cristallino: cercare artisti che abbiano la capacità di spingere avanti la cultura, autentici, raffinati e aperti mentalmente. Questa visione si riflette anche nel suo impegno filantropico verso Nicaragua e Guatemala, dove le sue radici familiari lo spingono a dare un contributo concreto alle comunità di origine.
“Il ricordo delle difficoltà affrontate dai mie genitori, emigrati illegalmente e poi divenuti cittadini americani, mi motivano a restituire qualcosa a quelle terre che hanno significato tanto per la mia storia personale. Musicalmente, mi muovo (con disinvoltura) tra house, latin, hip hop e big room, creando fusion che sembrano infrangere ogni barriera stilistica. La mia musica diventa un linguaggio universale che trascende i confini, un esperimento sonoro che sfida le classificazioni tradizionali”.
Particolarmente interessante è il suo sguardo verso le scene musicali internazionali, come quella italiana, che osserva con curiosità e rispetto.
“La musica non ha genere, non ha lingua”, sostiene con convinzione, anticipando scenari musicali sempre più interconnessi e fluidi. Il suo ultimo progetto è un tentativo audace di creare un album che parli simultaneamente a diverse culture, utilizzando tre lingue differenti e dedicando brani specifici a singoli paesi.
“Un esperimento che potrebbe decodificare il concetto stesso di musica globale. La mia evoluzione artistica racconta di me, un musicista che non si accontenta di seguire le tendenze ma che vuole deliberatamente ridisegnarle. Come farò? Abbattendo confini geografici, linguistici ed emozionali”.



