Dal quotidiano Independent arriva la storia di “Freed From Desire”, il brano che dal 1996 continua a scaldare i cuori e accendere le folle in ogni angolo del pianeta. Gala Rizzatto, la sua creatrice, racconta finalmente la verità dietro questo inno generazionale che ha travalicato i confini della musica per diventare un simbolo di energia e ribellione. La canzone, nata da un’intuizione personale, è esplosa come un vero e proprio movimento culturale, attraversando generazioni e contesti sociali completamente diversi. Dai campi da calcio alle manifestazioni di protesta, “Freed From Desire” è diventata un’antropologia sonora del desiderio di libertà. La sua storia inizia a Milano, quando Gala, giovane donna con la passione per la danza, si confronta con i limiti imposti da un destino che sembrava già scritto.
Un problema alla colonna vertebrale le aveva fatto credere che non avrebbe mai più potuto ballare, ma il suo spirito ribelle ha trasformato quel limite in un’opportunità. Trasferitasi a New York, ha iniziato a fotografare ballerini e artisti, fino a conquistare la sua rivincita musicale. Il brano nasce dall’intreccio di tre elementi: l’innamoramento con un maestro di danza senegalese, la riscoperta della sua passione e l’osservazione delle disuguaglianze sociali nella Grande Mela. Un inno contro il sistema, che paradossalmente è diventato un successo commerciale mondiale. Eppure, dietro quel successo si nasconde una storia di sfruttamento. Gala è stata vittima di un contratto discografico capestro che le ha impedito di guadagnare quanto avrebbe meritato.
Oggi, a distanza di anni, l’artista sta rivendicando la paternità del suo successo, riproponendo una nuova versione del brano per riappropriarsi finalmente dei suoi diritti. La canzone è diventata un fenomeno trasversale: cantata dagli ultras negli stadi, gridata dai manifestanti, utilizzata come colonna sonora di proteste studentesche e rivendicazioni sociali. Un pezzo che unisce generazioni e contesti, simbolo di una libertà che travalica i confini geografici e culturali. “Volevo creare unità”, racconta Gala all’Independent, “e vedere come questa canzone riesca davvero a riunire persone diverse è la mia più grande soddisfazione”. Un messaggio di speranza che continua a risuonare, più forte di ogni ostacolo.



