Quarant’anni di musica ballata, centoventi milioni di dischi, sette miliardi di stream e una carriera che attraversa l’epoca d’oro delle discoteche fino al presente delle piattaforme digitali. Non è il curriculum di una major multinazionale ma la storia di Giacomo Maiolini, discografico bresciano che ha appena pubblicato per SEM/Feltrinelli il libro “Mai avuto tempo”. Un titolo che suona quasi come una confessione, la sintesi di una vita professionale vissuta senza concedersi soste, dentro un’industria musicale che cambia pelle ogni dieci anni e che lui ha cavalcato sempre con un passo in avanti. Nel 2025 il Presidente Sergio Mattarella lo ha nominato Cavaliere della Repubblica, un riconoscimento che arriva dopo una carriera costellata di numeri da capogiro: quindici dischi di diamante, duecentonovantadue platino e novantatré oro, più cinque Grammy Awards e una serie di premi internazionali che includono ASCAP, BMI e BET. Ma il libro non è un album di figurine da attaccare sullo specchietto retrovisore. Maiolini evita qualsiasi tentazione autocelebrativa e racconta invece il meccanismo, la fatica e l’ossessione che stanno dietro a ogni singolo disco, a ogni contratto, a ogni viaggio. La sua Time Records compie quarant’anni ed è una delle etichette dance più longeve d’Europa, un laboratorio nato in provincia e diventato punto di riferimento per chiunque abbia ballato su un pezzo firmato da Brescia senza sapere che da lì partivano hit destinate a conquistare le classifiche di mezzo mondo.
Maiolini è l’unico discografico italiano ad aver raggiunto per quattro volte il numero uno nella classifica di vendita inglese, bisogna ammetterlo: un risultato che fotografa la portata internazionale del suo lavoro e che nel libro viene raccontato senza enfasi, come fosse semplicemente il risultato di una giornata di lavoro ben riuscita. Uno dei passaggi più affascinanti del volume riguarda il ruolo decisivo che Maiolini ha avuto nella nascita e diffusione dell’Eurobeat, quel genere velocissimo che dagli anni Ottanta ha trovato in Giappone una seconda patria trasformandosi in fenomeno culturale. Da Brescia a Tokyo si è costruito un ponte creativo basato su intuizione, rapidità esecutiva e capacità di leggere i mercati prima che diventassero evidenti. Maiolini racconta quel periodo senza nostalgia ma con la precisione di chi c’era e di chi ha capito per primo che certi suoni potevano viaggiare oltreoceano senza perdere identità. Il libro scorre via veloce come un set da dj, fatto di episodi, contratti saltati all’ultimo, amicizie diventate alleanze operative e altre consumate dal tempo. Maiolini descrive l’industria discografica senza filtri, come un ambiente in cui la rapidità conta quanto l’istinto e in cui una canzone può cambiare l’intera stagione. La sua voce è secca, priva di virtuosismi, consapevole che dopo quattro decenni passati tra vinile, cd e streaming l’unica forma di sincerità possibile sia la sottrazione. E poi c’è lui, che in fondo tanti di quelli che hanno fatto la storia della dance italiana sono scomparsi dai radar mentre lui è ancora lì, in cabina di regia o dietro una consolle, con la stessa voglia di mettere dischi come dj e di far ballare la gente. Questa resistenza attiva è forse la cosa più invidiabile: non solo essere sopravvissuto ai cambiamenti epocali della musica, ma farlo con la passione di un giovanissimo. Il titolo “Mai avuto tempo” allora non racconta solo un passato di corse e scadenze ma anche un presente in cui il tempo, forse, qualcuno prova a rubarlo continuamente e lui continua a non volerglielo concedere.
