Sì, gli Acid Arab tornano con “Resonance”, quarto album in studio in uscita il 19 giugno su All Night Long, e rilanciano una formula che, nel panorama elettronico europeo, ha ormai assunto i tratti di un linguaggio riconoscibile: club culture, matrici franco-algerine, tradizioni arabe, tensione politica e una produzione pensata per funzionare tanto nel sistema festivaliero quanto nell’ascolto più analitico. Il collettivo parigino, noto per avere trasformato l’incontro tra elettronica occidentale e musiche del Medio Oriente in una piattaforma estetica solida, presenta un progetto di 16 tracce costruito attorno a collaborazioni vocali e strumentali che ampliano il campo semantico del suono.
Dopo l’attenzione internazionale raccolta con “Trois (٣)”, disco che intrecciava gasba algerina, trance anatolica e raï bionico, “Resonance” si muove in una direzione ancora più corale, chiamando in causa ospiti come Ghita Lahmamassi, Sofiane Saidi, Yasmine Hamdan e Wael Alkak. Il singolo “Yasmine Alsham”, realizzato con Wael Alkak, anticipa con chiarezza la temperatura del progetto: una traccia sinuosa, carica di tensione melodica e attraversata da un’urgenza politica che non si limita alla superficie del testo, ma entra nella struttura stessa del brano. Alkak, artista indipendente originario di Damasco e già collaboratore di Acid Arab, porta nel pezzo la sua esperienza nell’elettro-chaâbi, con un lessico che assorbe elementi del folklore levantino e li ricodifica dentro una grammatica da club.
Il risultato è una scrittura ritmica stratificata, in cui la pulsazione elettronica non cancella la memoria popolare, ma la espone a una nuova pressione dinamica. In termini produttivi, “Resonance” conferma la centralità del dettaglio: percussioni secche, linee sintetiche ipnotiche, pattern modali e voci trattate come materia narrativa, non come semplice ornamento esotico. È proprio qui che Acid Arab evitano la trappola della fusione decorativa: l’architettura dei brani non usa il patrimonio musicale arabo come colore aggiunto, ma lo integra in una visione compositiva dove timbro, ritmo e identità culturale diventano elementi strutturali. La tracklist suggerisce un impianto volutamente ampio, da “Goulou Marhaba” con Ghita Lahmamassi e Sofiane Saidi a “Shahed Mech Shayef” con Yasmine Hamdan, passando per “Atlas” con Cem Yıldız, “Yaktın Beni” con Edis e “La Nada” con Najwa Nimri. Ogni collaborazione sembra disegnare un punto diverso di una geografia musicale che attraversa Nord Africa, Levante, Anatolia e area mediterranea, evitando la logica del collage e puntando invece su una continuità emotiva. Per Danceland Magazine, la rilevanza di questo ritorno sta nella sua capacità di intercettare un momento cruciale della musica elettronica contemporanea: la fine dell’universalismo neutro del dancefloor e l’affermazione di linguaggi ibridi, localizzati, politicamente consapevoli, ma pienamente efficaci nella dimensione fisica del club.
Acid Arab non propongono un semplice album da ascolto, ma un dispositivo performativo destinato a espandersi dal vivo, come dimostra il tour europeo annunciato con date in contesti chiave quali Nuits Sonores, Electric Castle Festival, Brunch Electronik, Jazz:Re:Found Festival e Zénith de Paris. Questa dimensione live è fondamentale, perché permette alla scrittura di “Resonance” di tradursi in pressione sonora collettiva, valorizzando la componente rituale della ripetizione elettronica e quella narrativa delle voci ospiti. In un mercato spesso dominato da format prevedibili, Acid Arab continuano a occupare una zona autonoma: abbastanza accessibile per parlare al pubblico dei grandi festival, abbastanza radicale per interessare chi cerca nella musica elettronica una ricerca identitaria e timbrica più profonda. “Resonance” appare quindi come un titolo programmatico: non soltanto l’eco di culture diverse, ma il punto in cui quelle frequenze entrano in vibrazione reciproca, producendo un’idea di club music mediterranea, urbana e transnazionale. Il 19 giugno non arriverà solo un nuovo capitolo discografico per il collettivo franco-algerino, ma una possibile chiave di lettura per la dance globale degli anni a venire.
