Foto: Alessandra Matte

SOL presenta “Baudelaire”, il singolo che segna l’inizio del progetto “Cinema Clubb”, un percorso artistico in cui musica, immaginario cinematografico e club culture si fondono in una visione personale e di confine. Il brano, già disponibile in distribuzione Metatron, è il primo capitolo di un lavoro che promette di esplorare territori ibridi tra suono elettronico e narrazione visiva. Nato dalla collaborazione con il compositore D’Aniello, “Baudelaire” unisce due mondi sonori apparentemente distanti: le atmosfere delle colonne sonore per cinema e TV e l’energia del clubbing contemporaneo. Il risultato è un pezzo costruito come un film, un collage di immagini evocative, sensuali e inquietanti, che l’ascoltatore è libero di interpretare. La produzione gioca su un equilibrio tra strumenti reali e manipolazione elettronica, dando vita a un suono fisico e stratificato, sporco ma controllato, distorto ma preciso. Un electropop “sunshine noir”, in cui il mistero e il lato oscuro affiorano sotto una superficie apparentemente luminosa. SOL, già nota come Dansyol, racconta il senso profondo del brano: “C’è qualcosa di marcio e qualcosa di sacro nella mia idea. Fare i conti con l’ombra e rendere poetico ciò che va nascosto. Uso la musica per manifestarmi: qui mi manifesto nella doppiezza, tra luce e inquietudine, sole e ombra. Prendo in prestito Baudelaire come simbolo di una libertà espressiva radicale: mettere la bellezza dove c’è la colpa”.

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Cantautrice, dj e creative producer, SOL vanta un percorso artistico trasversale che attraversa band, discografia, scrittura per altri artisti e la creazione di format musicali. Ha collaborato con importanti realtà radiofoniche e brand internazionali, e firmato come autrice per nomi come Zucchero, Gianna Nannini ed Ermal Meta. Con “Cinema Clubb”, porta a compimento un percorso di ricerca e sperimentazione, in cui la musica diventa strumento di esplorazione continua tra mondi diversi. “Baudelaire” è uscito il 16 gennaio 2026 anche in versione francese. Dopo anni trascorsi dietro le consolle, una cantautrice riscopre il bisogno di scrivere e trasformare il dolore in poesia elettronica. Il suo nuovo singolo, ispirato al poeta maledetto, diventa il primo tassello di un progetto ambizioso che vuole unire il linguaggio cinematografico alla fisicità del clubbing. In questa intervista ci racconta il suo processo creativo, il rapporto con il corpo e la difficoltà di realizzare visioni artistiche ambiziose. C’è un momento nella vita di ogni artista in cui il bisogno di esprimersi diventa così impellente da non poter più essere ignorato. Per la cantautrice e dj che abbiamo incontrato, quel momento è arrivato dopo anni di silenzio creativo, durante i quali la musica era diventata prevalentemente un’attività da consolle, fatta di selezioni e missaggi più che di composizione. Poi, un giorno, l’esigenza di scrivere è tornata a farsi sentire.

“Si intitola ‘Baudelaire’ il mio singolo e volevo trasformare delle mie esperienze molto dolorose in qualcosa che fosse poetico, e così è nato ‘Baudelaire'”, racconta. “Avevo più che altro parte del testo, perché ho una nota del telefono dove scrivo frasi, pensieri, ed erano tanti anni che continuavo a scrivere in questa nota, anche perché erano tanti anni che non facevo più produzione, non scrivevo più canzoni. Io sono una cantautrice prima che essere una dj e per tanti anni ho fatto la dj, ma stava tornando questa esigenza di scrivere”. La genesi del brano ha qualcosa di magico, quasi predestinato. Tutte le persone con cui desiderava collaborare hanno risposto presente al primo tentativo, come se l’universo stesse assecondando un bisogno profondo e autentico. Ha chiamato un vecchio amico produttore, Maurizio Daniello, che non sentiva da anni, e insieme hanno dato vita a una produzione ibrida, primo tassello di un concept più ampio che l’artista ha battezzato “Cinema Club”. “Volevo fare un progetto che unisse il linguaggio cinematico della musica al clubbing”, spiega. “In questa canzone non c’è ancora questo esperimento completo, nel senso che se uno ascolta ‘Baudelaire’ non c’è il clubbing, ma c’è qualcosa di molto fisico, che secondo me è clubbing. È una specie di stanza, una porta che si apre verso questo bisogno di muovere il corpo. Infatti anche nel video ci sono io in movimento, il mio corpo che si muove continuamente e balla. Perché secondo me è il concetto fisico del clubbing, non la forma della produzione”.


Quando le chiediamo quali siano le proporzioni tra le diverse anime che convivono in lei, la dj, la cantautrice, l’artista a tutto tondo, emerge una riflessione profonda sull’identità creativa. La risposta sfugge a qualsiasi tentativo di categorizzazione. “C’è una cosa che secondo me unisce tutte queste manifestazioni”, afferma. “Quello che dico sempre: uso la musica per manifestarmi. Che possa essere la scrittura, la performance, il djing, c’è sempre la ricerca. Io ho bisogno di sentire cose nuove, di nutrirmi di qualcosa. Faccio musica per me, non la faccio per gli altri. Seguo questa cosa solo perché io ne ho bisogno”. Questa pulsione autentica la porta a diffidare delle definizioni troppo rigide. “Sono sicura di usare frasi non esattamente giuste quando definisco quello che faccio o le mie canzoni, perché non mi interessa che qualcuno capisca cosa voglio dire. Vorrei tenere la distanza anche dai processi creativi, dai miei processi creativi. Non far entrare tutti in questa cosa. Quando do una definizione, mi sembra di confinarmi, non di definirmi ma di creare un confine. Posso avere un’idea diversa che contraddice quella precedente dopo una settimana, perché magari ho intercettato qualcosa che mi piace semplicemente”. Il rapporto con il pubblico e la dimensione live rappresentano naturalmente il banco di prova per ogni artista. Alla domanda su come intenda declinare la sua proposta dal vivo, considerando che al momento ha un solo singolo all’attivo, risponde con onestà intellettuale e visione chiara. “Al momento ho fatto solo una piccola presentazione al Cine Noise dove sono partita da ‘Baudelaire’ e ho fatto un dj set seguendo quel tipo di suono che appartiene al mondo sonoro del brano. Non me la sentirei di fare dei live con una sola canzone, anche perché andare a ripescare le cose vecchie mi sembra fuori luogo. Mi piacerebbe un domani suonare quello che ho scritto, quello che ho prodotto con una band. Ovviamente sempre creando l’ibrido tra il mondo più analogico, strumenti suonati dal vivo, e la parte elettronica”. La cura per i dettagli sonori emerge quando descrive la texture musicale di “Baudelaire”.

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“Le batterie sembrano batterie vere ma in realtà sono drum machine, il basso è vero ma poi si distorce, creando quasi delle stonature che danno quella terza dimensione del suono. Le chitarre sono vere con suoni che in alcuni punti arrivano a vere e proprie scordature. Volevo creare un po’ di inquietudine in questa canzone. Utilizzo un genere cinematografico che si chiama sunshine noir per definire il mondo di ‘Baudelaire’, dove il dramma interiore è sotto la luce del sole. Il video rappresenta la stessa cosa: spazi aperti ma una solitudine interna. Questo contrasto delle inquietudini, del disordine emotivo sotto la luce del sole, perché io sono così. Sono una persona abbagliante per certi versi, ma poi in realtà sembra quasi che non arrivi veramente fino in fondo a quella cosa”. La componente visiva riveste un ruolo fondamentale nella sua poetica, e il discorso si allarga naturalmente verso progetti più ambiziosi che coinvolgono fotografia e video. “Il mio desiderio sarebbe creare una specie di arte mista, dove la parte visiva è parte della canzone, come se nella stessa cosa convivessero poesia, cinema e musica. L’uso dello spoken poetry fa parte di questo concetto. Purtroppo non sempre le idee che uno ha possono essere realizzate per tanti motivi, per una questione a volte economica. Io ho idee molto ambiziose, ma non riesco sempre a realizzarle perché non ho i soldi per farlo”. Nel video di “Baudelaire” ha scelto di mettersi in gioco in prima persona, affrontando anche il delicato tema dell’erotismo e dell’esposizione del corpo femminile. “Ho usato me stessa pensando anche molto al concetto di erotismo. Sono una donna e si sta sempre un po’ sul limite di usare il proprio corpo in un certo modo. Poi a un certo punto mi sono detta che sono fatta così, sono io, sono così e non voglio limitarmi perché ho paura che magari qualcuno stia pensando che mi sto mettendo troppo in mostra o troppo poco. Mi piacerebbe molto usare la poesia, il cinema, l’immagine evocativa. Quando avrò disponibilità economiche abbastanza importanti, penso che realizzerò pienamente questa visione”. Il 2026 si preannuncia ricco di sviluppi per questa artista in piena rinascita creativa.

“C’è una versione francese di ‘Baudelaire’ perché ci siamo accorti che in Francia è molto ascoltato, sta facendo il suo giro. Avevo sempre avuto l’intenzione di farlo anche in francese, che suona molto bene. Poi una versione remix per portare la canzone in quella direzione clubbing di cui parlavo, per realizzare quell’esperimento. E poi uscirà un’altra canzone che si chiama ‘L’amore non resiste’, che percorre questa stessa strada. Mano a mano vorrei far uscire un po’ di cose, magari alla fine creare il concept di cui parlavo, ma non ho un calendario di uscite già organizzate”. E c’è anche un altro progetto più internazionale al quale sta lavorando, ma su questo preferisce mantenere il riserbo. Per chi desidera seguirla in questo percorso, il mondo digitale è il luogo dell’incontro: “Uso principalmente Instagram, mi sembra la cosa più adatta a me. Anche se vorrei iniziare a usare TikTok, non per fare le cose tipiche di quella piattaforma perché non sono capace, ma magari per condividere dei set da casa”. Quello che emerge da questa conversazione è il ritratto di un’artista completa, che ha attraversato il silenzio ed è tornata alla parola con la consapevolezza di chi non ha più bisogno di piacere a tutti i costi, ma segue unicamente la propria necessità interiore. La poesia di Baudelaire, con il suo carico di inquietudine e bellezza maledetta, diventa così lo specchio di un’anima che balla sotto il sole, consapevole delle proprie ombre.